Il nostro viaggio in Camerun

Era l’inizio dell’anno quando, tramite Monika, la direzione di Alpha Cooperativa Sociale è stata contattata dal dott. E.D., un funzionario dell’Ambasciata del Camerun in Italia, per una richiesta d’aiuto e la proposta di un’eventuale collaborazione. Il dott. E.D., molto sensibile ed interessato alle condizioni di vita, alla cura e riabilitazione dei pazienti psichiatrici, ha chiesto alla nostra organizzazione un sostegno per costruire ed avviare in Camerun una struttura riabilitativa rivolta a questa tipologia di utenza.

[Visualizza le immagini del viaggio in Camerun]

Per meglio farci rendere conto della situazione dei malati psichiatrici nel suo paese, ha invitato una delegazione di Alpha a trascorrere qualche giorno in Camerun, organizzando una serie di incontri con personalità politiche, rappresentanti di organizzazioni umanitarie e religiose, medici ed altre persone che operano nel settore in modo da darci un quadro abbastanza chiaro sul funzionamento del Sistema Sanitario Camerunense in generale e sulla psichiatria in particolare.

Nel pomeriggio di sabato 24 Marzo siamo partiti in sei per l’aeroporto di Fiumicino: a mezzanotte e un quarto ci imbarcavamo sul volo che, l’indomani, ci avrebbe condotti a Douala. La nostra delegazione era così composta: Salvino, Barbara, Sabrina, Michela, Ivan e Massimo. Patrick, un amico in viaggio di lavoro, ci attendeva all’aeroporto e si è unito a noi. A Douala abbiamo trovato ad attenderci anche il dott. E.D. con Emmanuel ed Ely, due guardie della sicurezza del Governo con due fuoristrada che il Generale, braccio destro del Presidente della Repubblica Camerunense, ci aveva messo a disposizione. Ognuno di noi è partito con speranze e aspettative diverse ma tutti quanti con uno scopo comune: il nostro era un viaggio mirato alla conoscenza delle condizioni e delle esigenze dei malati psichiatrici nel paese in vista di un futuro, eventuale sviluppo del nostro progetto in Camerun.

Durante il nostro soggiorno abbiamo potuto vivere e toccare con mano una realtà completamente diversa dalla nostra, qualcosa di difficile da descrivere per il solo fatto che certe sensazioni ed emozioni non sono traducibili in parole perché rischierebbero di essere confuse e sminuite. Per dirla con il dott. E.D., potremmo definire il Camerun un “concentrato d’Africa”, un paese che racchiude un po’ tutte le caratteristiche del Continente Africano: la costa del Camerun si affaccia sul Golfo di Guinea, nell’Oceano Atlantico, il suo territorio presenta una grande varietà di climi e ambienti che passano dalla savana brulla del nord, alla fiorente savana delle zone centrali e, infine, alle lussureggianti foreste pluviali equatoriali del centro-sud. La maggior parte della popolazione del Camerun vive nelle regioni settentrionali, zone di intenso sfruttamento agricolo, e nelle aree occidentali che presentano un clima più mite; una minore densità di popolazione è distribuita nelle regioni sudorientali, occupate da ampie foreste equatoriali e ancora abitate da gruppi di Pigmei.

Gli scenari paesaggistici risultano, pertanto, molto variegati: dal caos delle due città principali, Douala e la capitale Yaoundé, al mare, la foresta, la savana con i suoi splendidi animali, ai villaggi con le capanne di fango dal tetto di paglia, i mercati pieni di odori, suoni e colori, le donne dalle lunghe vesti colorate che camminano ai bordi delle strade e nei campi trasportando ceste di frutta sulla testa e brocche piene di acqua che poi metteranno a decantare, le mandrie di zebù con la gobba sulla schiena e le lunghe corna a forma di lira, le strade polverose e piene di buche, la terra color porpora, argillosa. Nel Camerun sono presenti 263 etnie e gruppi linguistici anche se il francese è la lingua principale ed è piuttosto diffuso anche l’inglese. La maggioranza della popolazione è di religione cristiana, seguita dagli animisti e dai musulmani. Il cristianesimo in Camerun è ancora fortemente impregnato di animismo, buona parte della popolazione crede ancora alla possessione demoniaca perciò molte persone affette da psicosi, in preda a deliri ed allucinazioni, viene considerata posseduta da qualche demone e affidata alle “cure” dello stregone. Purtroppo il malato psichiatrico non viene curato e preso in carico come si dovrebbe, basti pensare che, durante un incontro con il dott. C., amico del dott. E.D., abbiamo appreso che in tutto il Camerun, esistono soltanto sette medici psichiatri, distribuiti tra Douala e Yaoundé.

Solo da pochi anni, nelle università camerunensi, presso la facoltà di medicina, hanno istituito il corso di specializzazione in psichiatria. Tra le tante persone che abbiamo conosciuto, un incontro piacevole e molto esplicativo dell’attuale situazione dei pazienti psichiatrici in Camerun è stato quello con tre infermiere che prestano servizio presso una “sorta di ospedale psichiatrico” che si trova nella capitale: la struttura, decadente e maltenuta, funziona un po’ come i nostri S.P.D.C. per il trattamento delle acuzie; il personale è poco ed insufficiente a svolgere un servizio efficace ed efficiente: ci sono il primario, un medico psichiatra e le tre infermiere che, oltre a lavorare in ospedale, devono farsi carico di seguire a domicilio i pazienti che ne hanno la necessità. Soltanto il dott. E.D. e Salvino hanno potuto visitare la struttura in quanto il direttore era preoccupato che qualcuno di noi potesse documentarne le condizioni, nonché quelle dei pazienti, attraverso fotografie e riprese. Salvino ci ha riferito che la struttura, per come è stata costruita, potrebbe essere funzionale ad ospitare persone in fase di acuzie, persone che hanno raggiunto un buon compenso clinico e che potrebbero seguire un programma rieducativo-riabilitativo, in quanto è dotata di due padiglioni per il ricovero e la residenzialità dei pazienti e di spazi in cui potrebbero essere allestite le varie attività. Tra un incontro e l’altro, una visita e l’altra, abbiamo avuto qualche ritaglio di tempo per guardare al Camerun con gli occhi da turisti: una breve gita in canoa sul mare di Kribi là dove il fiume, del quale non ricordo il nome, sfocia nel mare con una maestosa cascata, il safari nel Parco Naturale del Waza dove siamo riusciti a vedere e fotografare giraffe, antilopi, diverse varietà di uccelli, i macachi e uno sciacallo. Purtroppo ci siamo persi i leoni, che non abbiamo avuto la fortuna di incontrare a causa dell’ora tarda e del troppo caldo, e gli elefanti che stavano migrando verso il Ciad in cerca di acqua. Venerdì 30 e domenica 31 Marzo, abbiamo toccato il Sud del Ciad per assistere al festival interculturale di danze che si è svolto nella città di Goundou-Gaya.

Appena scesi dal fuoristrada ci siamo resi conto che la vera “attrazione” del festival eravamo noi! In quell’angolo sperduto di modo c’erano persone che non avevano mai visto un uomo bianco…perciò abbiamo destato la curiosità di tutti coloro che, anche da molto lontano, avevano raggiunto la cittadina per l’evento dell’anno. A Goundou-Gaya sono arrivate persone da tutto il Camerun, la Nigeria e il Ciad. Abbiamo passato una notte in Ciad, ospiti del Sig. Levy, amico del dott. E.D., che vive ad N’Djamena, che ci ha messo a disposizione la sua casa di campagna e ci ha fatto provare l’emozione di dormire all’aperto sotto il cielo stellato. Sulla strada per Goundou-Gaya ci siamo fermati al villaggio di Gobo, nell’estremo Nord del Camerun, dove vivono ancora la mamma e le sorelle del dott. E.D.

Abbiamo visitato la città di Maroua, l’ospedale di Garoua, abbiamo mangiato frutta fresca dal sapore autentico che non ha nulla a che vedere con quella che acquistiamo dal fruttivendolo sotto casa o nei supermercati: ananas, mango, papaia, avocado, banane e cocomero, dolci e succulenti. Il cibo e la cucina sono le due cose su cui le donne africane possono esercitare il loro potere e il cibo rappresenta qualcosa di sacro: infatti molti ingredienti dell’alimentazione africana vengono usati anche per la celebrazione di molteplici rituali come il sale, lo zucchero, la noce di cocco, l’olio di palma in occasione di nascite, matrimoni e festeggiamenti vari. Mangiare in Camerun e in tutta l’Africa è una festa, sempre aperta a tutti, la cucina è fatta di ingredienti poveri ma il cibo è sempre fonte di allegria: bastano un po’ di riso e un po’ di pesce per far festa e stare insieme. In Camerun si possono mangiare banane cucinate in ogni modo; esiste un tipo di banana detta “plantain” che non è dolce e si presta ad essere fritta o cotta in vari modi. Si possono assaporare i “baton” di manioca, bastoncini di manioca avvolti in foglie di banano, vari tipi di salse piccanti, fatte di verdure e arachidi, che accompagnano carne e pesce.

Il mare è pescoso e al nord si allevano zebù, capre, polli, asini e maiali. Il contatto con la gente dei villaggi, con le loro usanze e la loro accoglienza sono stati esperienze uniche e mi rendo conto di avere poco spazio e poche parole per descrivere l’ospitalità, le emozioni, le bellezze e le tradizioni di questa terra. Mercoledì 4 Aprile eravamo di nuovo in Italia, ognuno di noi è tornato con un ricco bagaglio di sensazioni, riflessioni, emozioni vissute e da elaborare, aspettative deluse e soddisfatte…la realizzazione del nostro progetto in Camerun, per ora, è in sospeso: siamo in attesa di un nuovo incontro con il dott. E.D. che, nel frattempo, porterà avanti alcuni impegni presi e prenderà altri contatti che potranno renderci la situazione ancora più chiara. Quanto a me spero, prima o poi, di poter tornare in Camerun e vivere emozioni ed esperienze sempre nuove dato che, come è solito dire chi soffre di quel “male strano”, ogni viaggio in Africa, nello stesso posto, “non è mai una ripetizione”! E a nome mio e dei colleghi con i quali ho condiviso questa esperienza, ringrazio Salvino e l’Alpha per averci offerto quest’opportunità unica. Grazie! Non sono sicura che mi leggeranno ma vorrei ringraziare anche il Generale Yvo, la sua signora, il sindaco di Maroua, il Sig. Levy, le tre infermiere, il dott. E.D., la sua grande famiglia e tutte le persone del Camerun che ci hanno accolti e ospitati. In conclusione possiamo affermare che, anche in quest’occasione, il motto di Alpha risulta azzeccato: “La prima lettera di un vecchio alfabeto per iniziare un nuovo discorso”…questa volta speriamo di iniziare un nuovo discorso in Camerun! Grazie e arrivederci a tutti!

Barbara Duranti

ALPHA Cooperativa Sociale a.r.l. Onlus - via Federici, s/n - 61100 Pesaro (PU)
p.iva 02082770419